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Guest sc.1976

perchè tanto astio .............????

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Guest sc.1976
guarda che alla fine le sovvenzione per gli agricoltori sono tali e quali alle industrie

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[quote]velleitario ha scritto:

[quote]misticryo ha scritto:

[quote]velleitario ha scritto:

[quote]misticryo ha scritto:

L'orzo per la birra (distico) non mi pare sia nel nostro DNA. Aggiungo che oggettivamente sono anche stufo di contributi verso l'agricoltura. Se una cosa non è conveniente farla da noi, non si fa punto.
...
[/quote]
In Italia si coltiva, non da ora, anche l'orzo da birra e nel centro e nel sud ci sono anche delle malterie.
Gli incentivi ci sono perchè le scorte alimentari non sono sufficienti per sfamare gli abitanti di questo pianeta. Purtroppo ora molti imprenditori agricoli stanno riconvertendo i terreni con il fotovoltaico.


[/quote]

Guarda che qua sfondi una porta.
Sono proprio gli incentivi economici verso gli agricoltori (sostanzialmente Europa e Stati Uniti) a mettere fuori mercato i produttori del terzo mondo e mandandoli alla fame.
Sembra un controsenso, ma è proprio così. Se cerchi un po' in giro, di fonti si trovano a bizzeffe.
Quindi nel mio piccolo preferisco spendere soldi per tutelare prodotti realmente tipici o eventualmente biologici. Un prodotto che non è nella nostra tradizione (anche perchè l'orzo delle malterie del sud è di scarsa qualità , buono per la peroni o moretti volendo ma che i micro solitamente snobbano preferendo, giustamente, weyermann e compagnia bella.. ) non merita soldi.
E se coltivare l'orzo magari non è difficile, maltarlo come dio comanda è un discorso completamente diverso..
[/quote]
anch'io avendolo provato preferisco il malto straniero che quello nostrano. Però oramai c'è la globalizzazione del mercato, ad esempio il vino lo fanno anche in australia e in california e ultimamente iniziano anche a saperlo fare bene e ad esportarlo.

Visto che non vale la pena produrre cereali e ortaggi cosa dovrebbe fare un imprenditore agricolo?
dovrebbe lasciare tutto incolto facendosi amico un politico che ti fa convertire i terreni sul piano regolatore facendoli diventare edificabili o zona artigianale/industriale così cementifichiamo tutto quello che non è stato ancora cementificato...
Sinceramente preferisco che i prodotti facciano meno strada possibile e non credo che i pastifici o le panetterie usino tutte queste farine fatte con il frumento nazionale (che poi i cereali e gli ortaggi prodotti nell'area del mediterraneo sono di un altro livello).
In Italia siamo arrivati a sradicare gli ulivi e le vigne per mettere i pannelli solari, ma ci rendiamo conto a che punto siamo?

[/quote]

Tutto questo con l'orzo c'entra poco o nulla.
In libero mercato i prezzi si formano con la banale equazione offerta/domanda. Le sovvenzioni rompono questo equilibrio. E può starmi bene in alcuni casi, ma voglio un motivo.
Vite e olivo le sappiamo fare, e bene. Sono nella nostra storia. Potrei capire evenuali sovvenzioni.
Sovvenzionare invece l'orzo di mediocre qualità  e zero storia non lo capisco, c'è poco da fare.
I pannelli fotovoltaici sono un bel discorso, ma abbastanza fuori tema e dubito legato all'orzo.

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Ma non c'è nessuno in grado di quantificare questi "aiuti/contributi"?

Senza un ordine di grandezza secondo me non ha senso inoltrarci in discussioni teoriche sugli equilibri di mercato in presenza di sovvenzioni, che pure ci sono ma senza avere dei numeri è tutto aleatorio purtroppo :(

Quale sarebbe il risparmio tra un birrificio agricolo e un non agricolo?

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[quote]Xodc ha scritto:

Ma non c'è nessuno in grado di quantificare questi "aiuti/contributi"?

Senza un ordine di grandezza secondo me non ha senso inoltrarci in discussioni teoriche sugli equilibri di mercato in presenza di sovvenzioni, che pure ci sono ma senza avere dei numeri è tutto aleatorio purtroppo :(

Quale sarebbe il risparmio tra un birrificio agricolo e un non agricolo?

[/quote

che l agribirrificio gode della tassazione basata sul reddito catastale agricolo ... alla fine credo che la presa di posizione di qualcuno sia fiine a se stessa...perche se un agribirrificio arrivasse a produrre quanto un birrificio io di benefici ne vedo pochi.....
pensate cche per rientrare nel reddito agricolo la birra deve essere prodotta per il 51% con materie prime coltivate in azienda...
beh se pensiamo alla maltazione soltanto (che sarebbe SOLO una delle tante attività  dell azienda agricola) poi io questi enormi benefici non ne vedo.....

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[quote]misticryo ha scritto:
Tutto questo con l'orzo c'entra poco o nulla.
In libero mercato i prezzi si formano con la banale equazione offerta/domanda. Le sovvenzioni rompono questo equilibrio. E può starmi bene in alcuni casi, ma voglio un motivo.
Vite e olivo le sappiamo fare, e bene. Sono nella nostra storia. Potrei capire evenuali sovvenzioni.
Sovvenzionare invece l'orzo di mediocre qualità  e zero storia non lo capisco, c'è poco da fare.
I pannelli fotovoltaici sono un bel discorso, ma abbastanza fuori tema e dubito legato all'orzo.
[/quote]
il discorso c'entra poco con l'orzo, ma sei tu che hai detto che:
[quote]
Aggiungo che oggettivamente sono anche stufo di contributi verso l'agricoltura. Se una cosa non è conveniente farla da noi, non si fa punto.
[/quote]
Come già  detto qualcuno potrebbe anche dire che la birra è un prodotto agevolato perchè ha l'IVA al 10%, invece l'acqua minerale è al 20%.
Il prodotto agricolo è diverso dal prodotto artigianale o industriale. Se prendo una caciotta dal contadino ho un prodotto completamente diverso da quello di un caseificio artigianale o di una caciotta industriale. ed io credo che sarà  così anche per la birra.
Se il codice civile dice che la trasformazione, la manipolazione, la conservazione e la commercializzazione delle materi prime sono considerate attività  connesse, perchè la trasformazione dell'orzo in malto e poi in birra non dovrebbe essere un attività  connessa?
La tradizione non c'entra.

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[quote]velleitario ha scritto:

[quote]misticryo ha scritto:
Tutto questo con l'orzo c'entra poco o nulla.
In libero mercato i prezzi si formano con la banale equazione offerta/domanda. Le sovvenzioni rompono questo equilibrio. E può starmi bene in alcuni casi, ma voglio un motivo.
Vite e olivo le sappiamo fare, e bene. Sono nella nostra storia. Potrei capire evenuali sovvenzioni.
Sovvenzionare invece l'orzo di mediocre qualità  e zero storia non lo capisco, c'è poco da fare.
I pannelli fotovoltaici sono un bel discorso, ma abbastanza fuori tema e dubito legato all'orzo.
[/quote]
il discorso c'entra poco con l'orzo, ma sei tu che hai detto che:
[quote]
Aggiungo che oggettivamente sono anche stufo di contributi verso l'agricoltura. Se una cosa non è conveniente farla da noi, non si fa punto.
[/quote]
Come già  detto qualcuno potrebbe anche dire che la birra è un prodotto agevolato perchè ha l'IVA al 10%, invece l'acqua minerale è al 20%.
Il prodotto agricolo è diverso dal prodotto artigianale o industriale. Se prendo una caciotta dal contadino ho un prodotto completamente diverso da quello di un caseificio artigianale o di una caciotta industriale. ed io credo che sarà  così anche per la birra.
Se il codice civile dice che la trasformazione, la manipolazione, la conservazione e la commercializzazione delle materi prime sono considerate attività  connesse, perchè la trasformazione dell'orzo in malto e poi in birra non dovrebbe essere un attività  connessa?
La tradizione non c'entra.

[/quote]

L'aliquota per la birra è "agevolata" per tutti però. Il 10% di iva vale per tutti i produttori (che poi l'iva è una tassa che paga il consumatore a fare i puntigliosi.).
Quindi non capisco questo paragone, che c'entra come cavoli a merenda.
Qua si sta decidendo di usare soldi pubblici, per creare disparità  tra chi fabbrica lo stesso prodotto (birra) al fine di agevolare una meglio non specificata necessità .
Necessità  di coltivare un prodotto che non sappiamo coltivare?
Necessità  di tutelare una storia che non c'è?
Necessità  di creare disparità  tra produttori e ovvie lamentele?

O la classica necessità  italiana di creare un contributo che si perderà  in mille rivoli e a favore dei soliti noti?
A me l'ultima necessità  pare più in linea con la nostra storia..

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secondo me con l'IVA al 20% il prezzo finale rimaneva invariato (si andava scorporare il 20 anzichè il 10) e c'era meno margine di guadagno x i birrifici. Non credo che si andavano a caricare un altro 10% sul consumatore.

Te la butti ancora sulla tradizione, ma la tradizione non c'entra, l'imprenditore agricolo sta trasformando una materia prima; potrebbe fare anche del lucido per scarpe con la sugna dei maiali.


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[quote]velleitario ha scritto:

secondo me con l'IVA al 20% il prezzo finale rimaneva invariato (si andava scorporare il 20 anzichè il 10) e c'era meno margine di guadagno x i birrifici. Non credo che si andavano a caricare un altro 10% sul consumatore.

Te la butti ancora sulla tradizione, ma la tradizione non c'entra, l'imprenditore agricolo sta trasformando una materia prima; potrebbe fare anche del lucido per scarpe con la sugna dei maiali.



[/quote]

Che l'iva è al 10, al 20 o al 1000 cosa cambia?
Vale per tutti i birrifici e fidati che per ovvia logica economica il costo aggiuntivo viene scaricato sul consumatore visto che nessuno lavora in perdita consapevolmente.
Io semplicemente dico che un contributo pubblico deve avere uno scopo, una finalità  "sociale". Altrimenti è semplice assistenzialismo a rami morti dell'economia.
Io la finalità  di questa cosa non la capisco, se qualcuno gentilmente mi trova qualche pro mi farebbe una cortesia.

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[quote]mase ha scritto:

Birra agricoa o non birra agricola poco conta.
Se è buona birra a prezzi giusti ben venga........tutto il resto è noia.
[/quote]


devo dire che sono completamente d'accordo con ola frase riportata qui sopra, l#importante e' fare un a buona birra.

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[quote]velleitario ha scritto:

Riassumo bbbrevemende...

l'astio che vedi è tra i birrifici artigianali e birrifici agricoli, ai consumatori interessa relativamente.
Perchè c'è astio? perchè i microbirrifici non agricoli si sentono penalizzati dalle disparità  di trattamento, non potendo usufruite delle stesse agevolazioni fiscali e degli eventuali stanziamenti elargiti alle attività  agricole.
[/quote]



è solo una questione di soldi.

in Italia tutte le attività  agricole sono fortemente penalizzate dallo stato, infatti il risultato è quello di avere un agricoltura che va a rotoli, una desertificazione delle campagne e un abbandono dei centri rurali.

dopotutto se tu vendi un prodotto fatto in romania e lo chiami pecorino amicando che sia italiano non succede nulla, ma se vendi una licenza tarocca di windows, o provi a fare un software che usi loghi simili a quelli delle microsoft ti fanno chiudere in un battibaleno.

io dico ma se i birrifici che stanno in città , si sentono cosi penalizzati perché non si trasferiscono in qualche borgo mettono su un po di orzo e da maltare e poi si fanno anche loro la birra agricola ?

la verità  è che tutti vogliono la botte piena e la moglie ubriaca.

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[quote]misticryo ha scritto:

L'orzo per la birra (distico) non mi pare sia nel nostro DNA. Aggiungo che oggettivamente sono anche stufo di contributi verso l'agricoltura. Se una cosa non è conveniente farla da noi, non si fa punto. Posso capire delle specificità  del territorio (i vari IGT e DOC), ma l'orzo in Italia proprio non mi pare sia nella casistica.
Poi qua potrei allargare il discorso dei contributi all'agricoltura che creano squilibri enormi nel mondo, ma vabbè, poi si va OT.
[/quote]

te fai solo demagogia e non sai di cosa parli.

e non dico altro, prima di parlare INFORMATI, se non vuoi fare la figura di chi parla a vanvera.
parli di contributi ?
ti sfido a dimostrarmi che l'agricoltura prende piu contributi dell'industria.

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[quote]misticryo ha scritto:

[quote]velleitario ha scritto:

[quote]misticryo ha scritto:

L'orzo per la birra (distico) non mi pare sia nel nostro DNA. Aggiungo che oggettivamente sono anche stufo di contributi verso l'agricoltura. Se una cosa non è conveniente farla da noi, non si fa punto.
...
[/quote]
In Italia si coltiva, non da ora, anche l'orzo da birra e nel centro e nel sud ci sono anche delle malterie.
Gli incentivi ci sono perchè le scorte alimentari non sono sufficienti per sfamare gli abitanti di questo pianeta. Purtroppo ora molti imprenditori agricoli stanno riconvertendo i terreni con il fotovoltaico.


[/quote]

Guarda che qua sfondi una porta.
Sono proprio gli incentivi economici verso gli agricoltori (sostanzialmente Europa e Stati Uniti) a mettere fuori mercato i produttori del terzo mondo e mandandoli alla fame.
Sembra un controsenso, ma è proprio così. Se cerchi un po' in giro, di fonti si trovano a bizzeffe.
Quindi nel mio piccolo preferisco spendere soldi per tutelare prodotti realmente tipici o eventualmente biologici. Un prodotto che non è nella nostra tradizione (anche perchè l'orzo delle malterie del sud è di scarsa qualità , buono per la peroni o moretti volendo ma che i micro solitamente snobbano preferendo, giustamente, weyermann e compagnia bella.. ) non merita soldi.
E se coltivare l'orzo magari non è difficile, maltarlo come dio comanda è un discorso completamente diverso..
[/quote]

guarda spero che tutto quello che stai dicendo sia solo frutto della tua enorme ignoranza in campo agricolo.
tradizioni ?
guarda che l'italia non si ferma in un boccale di birra grazie a Dio, siamo stati per lungo tempo i più grossi produttori di kiwi, e il pomodoro ? secondo te da dove arriva ?, o le patate ?
ma che razza di discorsi fai?
forse il problema è che la Monsanto industria di sementi e pesticidi fattura il 25% dell'intero fatturato agricolo degli USA.
forse il problema è che si fattura piu con i veleni e i brevetti agricoli che con i prodotti agricoli veri e propri.
forse il problema è che tu mangi prodotti la cui origine è nascosta da protocolli di intesa tra gli stati UE e extra UE.
forse il problema è che quando compri olio di oliva del mediterraneo può esserci una miscela di oli di semi e un po di olio di oliva della Grecia.
se per te quel 10% di IVA in meno è un vantaggio cosi vergognoso per un impresa agricola apri subito un birrificio nel Molise o in qualche zona rurale delle marche o della sardegna, voglio vedere a chi la vendi la birra se quando esce dalla porta di casa vedi solo il deserto.
-.- .

hai mai sentito parlare di start up di impresa ?

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[quote]velleitario ha scritto:
In Italia siamo arrivati a sradicare gli ulivi e le vigne per mettere i pannelli solari, ma ci rendiamo conto a che punto siamo?

[/quote]

ecco il punto è questo, a che punto siamo arrivati se si attacca l'agricoltura Italiana perché il tuo amico ha un birrificio e si lamenta.

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[quote]pistillone ha scritto:

[quote]velleitario ha scritto:

Riassumo bbbrevemende...

l'astio che vedi è tra i birrifici artigianali e birrifici agricoli, ai consumatori interessa relativamente.
Perchè c'è astio? perchè i microbirrifici non agricoli si sentono penalizzati dalle disparità  di trattamento, non potendo usufruite delle stesse agevolazioni fiscali e degli eventuali stanziamenti elargiti alle attività  agricole.
[/quote]



è solo una questione di soldi.

in Italia tutte le attività  agricole sono fortemente penalizzate dallo stato, infatti il risultato è quello di avere un agricoltura che va a rotoli, una desertificazione delle campagne e un abbandono dei centri rurali.

dopotutto se tu vendi un prodotto fatto in romania e lo chiami pecorino amicando che sia italiano non succede nulla, ma se vendi una licenza tarocca di windows, o provi a fare un software che usi loghi simili a quelli delle microsoft ti fanno chiudere in un battibaleno.

io dico ma se i birrifici che stanno in città , si sentono cosi penalizzati perché non si trasferiscono in qualche borgo mettono su un po di orzo e da maltare e poi si fanno anche loro la birra agricola ?

la verità  è che tutti vogliono la botte piena e la moglie ubriaca.

[/quote]

Eheeheh, divertente.
Uno mette su un'impresa con certe regole, arriva il furbo, e il miglior suggerimento che sai dare è di fare il furbo pure lui?
Hai idea dei costi per creare un impianto in un luogo? Cosa sono i birrifici, roulotte che si spostano a secondo del vento?

Se io faccio demagogia, tu cosa stai facendo ora con questa barzelletta del "perchè non lo fanno pure loro allora" ?

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di birrifici non ne capisco, ma vi posso dire che dalle mie parti i contadini non navigano nell'oro

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[quote]pistillone ha scritto:

[quote]misticryo ha scritto:

L'orzo per la birra (distico) non mi pare sia nel nostro DNA. Aggiungo che oggettivamente sono anche stufo di contributi verso l'agricoltura. Se una cosa non è conveniente farla da noi, non si fa punto. Posso capire delle specificità  del territorio (i vari IGT e DOC), ma l'orzo in Italia proprio non mi pare sia nella casistica.
Poi qua potrei allargare il discorso dei contributi all'agricoltura che creano squilibri enormi nel mondo, ma vabbè, poi si va OT.
[/quote]

te fai solo demagogia e non sai di cosa parli.

e non dico altro, prima di parlare INFORMATI, se non vuoi fare la figura di chi parla a vanvera.
parli di contributi ?
ti sfido a dimostrarmi che l'agricoltura prende piu contributi dell'industria.

[/quote]

Qui e sotto stai parlando totalmente a vanvera.
Prima cosa.
Si parla di orzo, non di vite, non di ulivo.
So che il discorso del pecorino potrà  colpire l'ascoltatore, ma qua non c'entra una beneameta sega.
I casi sono due, e pensavo di essere stato chiaro.
Caso A.
Bene tipico o locale, di particolare pregio storico o qualitativo. Il pecorino? Ci metti un bel IGT o Doc o quello che vuoi e lo fai tutelare, lo sovvenzioni se serve. Il vino, pure. L'Italia come varietà  agricola non ha nulla da invidiare a nessun paese, e sulla tutela io ci sto alla grande. Che poi siamo il paese di pulcinella che neppure questo sa fare me ne dispiace, ma è totalmente fuori tema.

Caso B.
Prodotto agricolo "standard", senza particolare valore aggiunto dato dal territorio. Allora lo si fa dove costa meno, poche balle. Il grano e il mais hanno prezzi assurdi per sovvenzioni statali che mantengono colture che farle in occidente non ha più senso. Tu parli dell'industriale sovvenzionato, ma l'industriale corretto (non quello che espatria la produzione in Cina) si trova tutti i giorni a fare la guerra con prodotti fabbricati all'estero che costano meno.
E' la globalizzazione amico, c'è poco da fare. Che l'agricoltura debba essere la più f**a e tutelata a prescindere da tutto, giuro, non lo capisco.
Si iniziasse a fare del vero biologico, del vero prodotto tipico e di qualità . Per quelli la crisi è lontana, o sicuramente molto meno imminente di altre colture.
Poi, se vogliamo finanziare a pioggia prego, siamo in Italia.

Ma poi se gli agricoltori del terzo mondo vanno al diavolo (e la si fa la fame vera), perchè non riescono a fare prodotti in linea con i prezzi di mercato (taroccati dai contributi), non facciamo anche i terzimondisti dispiaciuti per l'agricoltore Indiano in rovina e prossimo al suicidio...

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@ mistic
sinceramente dei birrifici agricoli a me mi frega relativamente, se i microbirrifici hanno la forza per farlo che lottino per ottenere qualcosa o per far abolire la birra agricola, qui chiudo perchè a questo punto se vogliamo rivedere la definizione di "attività  connessa" dovrei bruciare qualche libro che ho in casa.
Trovo assurdo quando dici che "un prodotto agricolo standard deve essere prodotto dove costa meno" per una serie di motivi che adesso evito di elencare perchè credo non sia utile andare avanti su questo fronte.

@ tutti gli altri.
Io mi fermo qui, se vole andare avanti nella discussione fate pure, vi chiedo solo di moderare i toni e di rispettare le opinioni altrui.

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[quote]misticryo ha scritto:

[quote]pistillone ha scritto:

[quote]velleitario ha scritto:

Riassumo bbbrevemende...

l'astio che vedi è tra i birrifici artigianali e birrifici agricoli, ai consumatori interessa relativamente.
Perchè c'è astio? perchè i microbirrifici non agricoli si sentono penalizzati dalle disparità  di trattamento, non potendo usufruite delle stesse agevolazioni fiscali e degli eventuali stanziamenti elargiti alle attività  agricole.
[/quote]



è solo una questione di soldi.

in Italia tutte le attività  agricole sono fortemente penalizzate dallo stato, infatti il risultato è quello di avere un agricoltura che va a rotoli, una desertificazione delle campagne e un abbandono dei centri rurali.

dopotutto se tu vendi un prodotto fatto in romania e lo chiami pecorino amicando che sia italiano non succede nulla, ma se vendi una licenza tarocca di windows, o provi a fare un software che usi loghi simili a quelli delle microsoft ti fanno chiudere in un battibaleno.

io dico ma se i birrifici che stanno in città , si sentono cosi penalizzati perché non si trasferiscono in qualche borgo mettono su un po di orzo e da maltare e poi si fanno anche loro la birra agricola ?

la verità  è che tutti vogliono la botte piena e la moglie ubriaca.

[/quote]

Eheeheh, divertente.
Uno mette su un'impresa con certe regole, arriva il furbo, e il miglior suggerimento che sai dare è di fare il furbo pure lui?
Hai idea dei costi per creare un impianto in un luogo? Cosa sono i birrifici, roulotte che si spostano a secondo del vento?

Se io faccio demagogia, tu cosa stai facendo ora con questa barzelletta del "perchè non lo fanno pure loro allora" ?
[/quote]

birrifici roulotte ?
a me sembra che ti stai arrampicando negli specchi, per avere l'autorizzazione alla agenzia delle dogane devi dimostrare che credi in Dio e preghi 10 volte al giorno, oltre che l'energia elettrica -l' acqua - sacchi di malto e lieviti sono in perfetta proporzione con quello che consumi nelle ricette compri scarichi e carichi nei vari registri che ti cedono con tanta simpatia.
che quando fai una birra devi avvisare e rendere disponibile l'impianto ai controlli anche a sfregio che ti può fare l'agenzia delle dogane.
solo tu vedi la facilità  con cui si fanno ste cose perché a me personalmente appare complicato anche fare un piccolo birrificio , figurati quelle cose degne di una tesi complotistica.

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[quote]pistillone ha scritto:

[quote]misticryo ha scritto:

[quote]pistillone ha scritto:

[quote]velleitario ha scritto:

Riassumo bbbrevemende...

l'astio che vedi è tra i birrifici artigianali e birrifici agricoli, ai consumatori interessa relativamente.
Perchè c'è astio? perchè i microbirrifici non agricoli si sentono penalizzati dalle disparità  di trattamento, non potendo usufruite delle stesse agevolazioni fiscali e degli eventuali stanziamenti elargiti alle attività  agricole.
[/quote]



è solo una questione di soldi.

in Italia tutte le attività  agricole sono fortemente penalizzate dallo stato, infatti il risultato è quello di avere un agricoltura che va a rotoli, una desertificazione delle campagne e un abbandono dei centri rurali.

dopotutto se tu vendi un prodotto fatto in romania e lo chiami pecorino amicando che sia italiano non succede nulla, ma se vendi una licenza tarocca di windows, o provi a fare un software che usi loghi simili a quelli delle microsoft ti fanno chiudere in un battibaleno.

io dico ma se i birrifici che stanno in città , si sentono cosi penalizzati perché non si trasferiscono in qualche borgo mettono su un po di orzo e da maltare e poi si fanno anche loro la birra agricola ?

la verità  è che tutti vogliono la botte piena e la moglie ubriaca.

[/quote]

Eheeheh, divertente.
Uno mette su un'impresa con certe regole, arriva il furbo, e il miglior suggerimento che sai dare è di fare il furbo pure lui?
Hai idea dei costi per creare un impianto in un luogo? Cosa sono i birrifici, roulotte che si spostano a secondo del vento?

Se io faccio demagogia, tu cosa stai facendo ora con questa barzelletta del "perchè non lo fanno pure loro allora" ?
[/quote]

birrifici roulotte ?
a me sembra che ti stai arrampicando negli specchi, per avere l'autorizzazione alla agenzia delle dogane devi dimostrare che credi in Dio e preghi 10 volte al giorno, oltre che l'energia elettrica -l' acqua - sacchi di malto e lieviti sono in perfetta proporzione con quello che consumi nelle ricette compri scarichi e carichi nei vari registri che ti cedono con tanta simpatia.
che quando fai una birra devi avvisare e rendere disponibile l'impianto ai controlli anche a sfregio che ti può fare l'agenzia delle dogane.
solo tu vedi la facilità  con cui si fanno ste cose perché a me personalmente appare complicato anche fare un piccolo birrificio , figurati quelle cose degne di una tesi complotistica.
[/quote]

Emh.. a dire il vero ero ironico, rispondevo al tuo "[i]e i birrifici che stanno in città , si sentono cosi penalizzati perché non si trasferiscono in qualche borgo mettono su un po di orzo e da maltare e poi si fanno anche loro la birra agricola[/i]

Ovvio che chi fa birra ora non possa spostarsi, mi pareva strano che l'avessi scritto tu poco sopra. Ma magari anch'io non ho colto la tua ironia...

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[quote]misticryo ha scritto:


Caso B.
Prodotto agricolo "standard", senza particolare valore aggiunto dato dal territorio. Allora lo si fa dove costa meno, poche balle. Il grano e il mais hanno prezzi assurdi per sovvenzioni statali che mantengono colture che farle in occidente non ha più senso. Tu parli dell'industriale sovvenzionato, ma l'industriale corretto (non quello che espatria la produzione in Cina) si trova tutti i giorni a fare la guerra con prodotti fabbricati all'estero che costano meno.
E' la globalizzazione amico, c'è poco da fare. Che l'agricoltura debba essere la più f**a e tutelata a prescindere da tutto, giuro, non lo capisco.
Si iniziasse a fare del vero biologico, del vero prodotto tipico e di qualità . Per quelli la crisi è lontana, o sicuramente molto meno imminente di altre colture.
Poi, se vogliamo finanziare a pioggia prego, siamo in Italia.

Ma poi se gli agricoltori del terzo mondo vanno al diavolo (e la si fa la fame vera), perchè non riescono a fare prodotti in linea con i prezzi di mercato (taroccati dai contributi), non facciamo anche i terzimondisti dispiaciuti per l'agricoltore Indiano in rovina e prossimo al suicidio...
[/quote]

guarda il discorso è veramente troppo complicato, perchè a te mancano totalmente le basi di quello che è conoscere l'attività  agricola in Italia e nel mondo.
parli con troppi stereotipi.

dico solo che con i tuoi presupposti, lardo di collonnata, salume felino, prosciutti di dan daniele, tutti i vini barricati ma che dico tutto il nostro patrimonio alimentare andrebbe a farsi benedire nel nome di cosa?
nel nome dei fast food?
che poi lo dici tu che conviene fare il mais negli USA (ultrasovenzionato ti faccio sapere).

quindi sicome è troppo difficile parlare con qualcuno che ha un gap cosi grosso come il tuo ti prego di guardarti questo film che se vuoi poi commenteremo assieme

food.inc

ottimo film che ti fà  capire cosa è la globalizzazione.

p.s. ma pensaci se dobbiamo comprare dove tutto costa meno che ci facciamo qui?
beviamoci tutti una bella peroni in offerta speciale!.


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[quote]pistillone ha scritto:

[quote]misticryo ha scritto:


Caso B.
Prodotto agricolo "standard", senza particolare valore aggiunto dato dal territorio. Allora lo si fa dove costa meno, poche balle. Il grano e il mais hanno prezzi assurdi per sovvenzioni statali che mantengono colture che farle in occidente non ha più senso. Tu parli dell'industriale sovvenzionato, ma l'industriale corretto (non quello che espatria la produzione in Cina) si trova tutti i giorni a fare la guerra con prodotti fabbricati all'estero che costano meno.
E' la globalizzazione amico, c'è poco da fare. Che l'agricoltura debba essere la più f**a e tutelata a prescindere da tutto, giuro, non lo capisco.
Si iniziasse a fare del vero biologico, del vero prodotto tipico e di qualità . Per quelli la crisi è lontana, o sicuramente molto meno imminente di altre colture.
Poi, se vogliamo finanziare a pioggia prego, siamo in Italia.

Ma poi se gli agricoltori del terzo mondo vanno al diavolo (e la si fa la fame vera), perchè non riescono a fare prodotti in linea con i prezzi di mercato (taroccati dai contributi), non facciamo anche i terzimondisti dispiaciuti per l'agricoltore Indiano in rovina e prossimo al suicidio...
[/quote]

guarda il discorso è veramente troppo complicato, perchè a te mancano totalmente le basi di quello che è conoscere l'attività  agricola in Italia e nel mondo.
parli con troppi stereotipi.

dico solo che con i tuoi presupposti, lardo di collonnata, salume felino, prosciutti di dan daniele, tutti i vini barricati ma che dico tutto il nostro patrimonio alimentare andrebbe a farsi benedire nel nome di cosa?
nel nome dei fast food?
che poi lo dici tu che conviene fare il mais negli USA (ultrasovenzionato ti faccio sapere).

quindi sicome è troppo difficile parlare con qualcuno che ha un gap cosi grosso come il tuo ti prego di guardarti questo film che se vuoi poi commenteremo assieme

food.inc

ottimo film che ti fà  capire cosa è la globalizzazione.

p.s. ma pensaci se dobbiamo comprare dove tutto costa meno che ci facciamo qui?
beviamoci tutti una bella peroni in offerta speciale!.



[/quote]

A questo punto inizio a pensare che o sei in malafede, o mi stai facendo una supercazzola con i fiocchi.
Perchè quotare metà  del mio intervento, facendomi notare che ne manca la metà  è una presa in giro.
Cosa c'entra il lardo di colonnata? Ma quando parlavo di tutelare prodotti di qualità  e tipici, parlavo al vento?

Il problema ora mi pare più di banale comprensione che di argomenti, se hai voglia di rileggermi con un po' più di attenzione discuto volentieri, altrimenti mi tiro fuori.
Avrò basi scarse e ragiono per stereotipi (cit.) ma almeno ho l'umilità  di ascoltare chi mi parla.
Ciao!

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[quote]misticryo ha scritto:
Emh.. a dire il vero ero ironico, rispondevo al tuo "[i]e i birrifici che stanno in città , si sentono cosi penalizzati perché non si trasferiscono in qualche borgo mettono su un po di orzo e da maltare e poi si fanno anche loro la birra agricola[/i]

Ovvio che chi fa birra ora non possa spostarsi, mi pareva strano che l'avessi scritto tu poco sopra. Ma magari anch'io non ho colto la tua ironia...
[/quote]


in quello che ho scritto non c'e' ironia ma si vede che proprio non hai capito il senso del discorso e il senso di quella legge.
ma che ti credi che il birrificio lambrate vende migliaia di ettolitri di birra e ora che un birrificio agricolo ha l'iva al 10% smette di vendere ?
i birrifici che stanno in città  hanno un bacino immenso in confronto con quelli che stanno in paesi da 2000 o 3000 anime.
ma non solo a loro costa tutto di più.
ma tu cosa vuoi un italia con tutte le persone stipate nelle città  e le campagne totalmente abbandonate oppure credi che uno stato debba vivere con la popolazione distribuita in maniera equa tra città  e campagne ?
perché forse abbiamo un concetto di sviluppo sociale e economico molto diverso.

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[quote]pistillone ha scritto:

[quote]misticryo ha scritto:
Emh.. a dire il vero ero ironico, rispondevo al tuo "[i]e i birrifici che stanno in città , si sentono cosi penalizzati perché non si trasferiscono in qualche borgo mettono su un po di orzo e da maltare e poi si fanno anche loro la birra agricola[/i]

Ovvio che chi fa birra ora non possa spostarsi, mi pareva strano che l'avessi scritto tu poco sopra. Ma magari anch'io non ho colto la tua ironia...
[/quote]


in quello che ho scritto non c'e' ironia ma si vede che proprio non hai capito il senso del discorso e il senso di quella legge.
ma che ti credi che il birrificio lambrate vende migliaia di ettolitri di birra e ora che un birrificio agricolo ha l'iva al 10% smette di vendere ?
i birrifici che stanno in città  hanno un bacino immenso in confronto con quelli che stanno in paesi da 2000 o 3000 anime.
ma non solo a loro costa tutto di più.
ma tu cosa vuoi un italia con tutte le persone stipate nelle città  e le campagne totalmente abbandonate oppure credi che uno stato debba vivere con la popolazione distribuita in maniera equa tra città  e campagne ?
perché forse abbiamo un concetto di sviluppo sociale e economico molto diverso.
[/quote]

Curioso.
Io sono della provincia di Novara e bevo birra che arriva da un po' tutto il mondo.
Chissà  come è possibile, avrò il bacino largo....

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[quote]misticryo ha scritto:



A questo punto inizio a pensare che o sei in malafede, o mi stai facendo una supercazzola con i fiocchi.
Perchè quotare metà  del mio intervento, facendomi notare che ne manca la metà  è una presa in giro.
Cosa c'entra il lardo di colonnata? Ma quando parlavo di tutelare prodotti di qualità  e tipici, parlavo al vento?

Il problema ora mi pare più di banale comprensione che di argomenti, se hai voglia di rileggermi con un po' più di attenzione discuto volentieri, altrimenti mi tiro fuori.
Avrò basi scarse e ragiono per stereotipi (cit.) ma almeno ho l'umilità  di ascoltare chi mi parla.
Ciao!
[/quote]

io quoto l'ultima parte del tuo discorso e rispondo a l'ultima cosa che dici tu perchè in caso contrario le discussione diventerebbero peggio dei famosi quote di Paolo Polli o Cerevisia, e poi chi segue non capirebbe.


cosa centra il lardo di collonata ? centra perchè tu hai deciso che secondo te la birra la si fa dove costa meno.
ma che vuol dire ?
allora beviamoci una peroni dico io -.-

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[quote]misticryo ha scritto:


Curioso.
Io sono della provincia di Novara e bevo birra che arriva da un po' tutto il mondo.
Chissà  come è possibile, avrò il bacino largo....
[/quote]

se la smettessi di fare il fenomeno forse raccoglieresti figure un po meno barbine.
che vuol dire quello che hai scritto ?
in lombardia ci sono oltre 50 Micro birrifici quanti di questi sono agricoli ?

se lo diventassero credi che per il lambrate il birrificio Italiano ,cambierebbe qualcosa ?
hai idea di cosa significhi essere agricoli ?
oppure secondo te gli agricoltori girano tutti in BMW , io vedo gente che ha perso la casa per colpa di bollette della luce e del gas non pagate, viviamo in due realtà  diverse

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