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ab62

Stand B.A. al Salone del Gusto

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ciao a tutti!

a "contraltare" di altra discussione sul salone del gusto, mi permetto di raccontarvi la mia impressione sullo stand della americana Brewer Association.

Mi sembra che siano tra i pochi ad aver interpretato in pieno lo spirito che dovrebbe animare un simile evento: far conoscere ad un più vasto pubblico i prodotti eccellenti dei loro soci, vendendoli a prezzi di sicuro interesse, senza la forzata parvenza elitaria di tanti altri prodotti.

Penso che per molte persone "comuni" (per me senz'altro) sia stata una preziosa occasione per poter assaggiare birre (3 euro 3 assaggi) sicuramente rare in Italia.

Nella mia personale classifica: la "Oude Tarte" della Bruery (una flemish red), la "Parabola" della Firestone Walker (una imperial stout) e la "Big Swell IPA" della Maui (in lattina, ma che fragranza di aroma e sapore!).

Last but not least: allo stand B.A. ho finalmente conosciuto Livingstone... e, se passa di qua, lo inviterei ad un commento sul salone visto da dietro il bancone... :D



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[quote]Messaggio di ab62
far conoscere ad un più vasto pubblico i prodotti eccellenti dei loro soci, vendendoli a prezzi di sicuro interesse, senza la forzata parvenza elitaria di tanti altri prodotti.

[/quote]

quoto.
secondo me una strategia di marketing sottovalutata è quella di offrire microassaggi gratuiti o a prezzi simbolici.
La migliore delle pubblicità  è quella che fanno i clienti attraverso il passa parola.

In Italia (pianetabirra a parte) i festival vengono vissuti come occasione per fare cassetto e non promozione.

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beh, da appassionato di birre americane non posso che confermare quanto sono avanti...
E per loro la birra rimane CMQ qualcosa che ha uno status "elitario"

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Probabilmente quando sono in un festival pensano prima di tutto di essere americani, solo dopo di essere Dogfish, Firestone o Bruery (3 nomi a caso)

Sugli assaggi gratuiti ai festival ovviamente sarebbe il miglior modo di promuovere il proprio prodotto, ma nel mondo della birra italiana non se ne parla proprio, che siamo impazziti. La cosa paradossale è che simili strategie le vedo adottate da (pochi) publican nelle birrerie, ma mai dai birrai alle manifestazioni

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turco a me i birrai italiani danno l'impressione di fare loro un piacere al cliente a "donare" i loro prodotti...

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[quote]Messaggio di ab62


Penso che per molte persone "comuni" (per me senz'altro) sia stata una preziosa occasione per poter assaggiare birre (3 euro 3 assaggi) sicuramente rare in Italia.

Nella mia personale classifica: la "Oude Tarte" della Bruery (una flemish red), la "Parabola" della Firestone Walker (una imperial stout) e la "Big Swell IPA" della Maui (in lattina, ma che fragranza di aroma e sapore!).


[/quote]

Da quel che mi hanno detto, anche i prezzi per l'asporto erano ottimi e coerenti con il carattere promozionale dell'evento.
Non è da poco tempo che cerco di mettere mani su una bella bottiglia di Oude Tart; speravo di recuperarne una tramite terzi, ma non è stato possibile. Confido nelle capacità  mie e di INDASTRIA per non dover aspettare per forza un anno prima di avere nuovamente l'occasione di averle a disposizione.

Quoto poi ogni singola parola circa la differenza tra quest'atteggiamento e quello dei birrai nostrani.

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[quote]INDASTRIA ha scritto:

turco a me i birrai italiani danno l'impressione di fare loro un piacere al cliente a "donare" i loro prodotti...
[/quote]
x 2

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Tornato ora.
Fatemi riprendere e poi commento.
Comunque conoscere alcuni Areabirrini di persona è stato uno dei maggiori piaceri!!!

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ps livingstone ancora non lo sa!

ma sarà  sicuramente al nostro concorso in giuria di qualità ! :-D

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[quote]turco ha scritto:

Probabilmente quando sono in un festival pensano prima di tutto di essere americani, solo dopo di essere Dogfish, Firestone o Bruery (3 nomi a caso)

Sugli assaggi gratuiti ai festival ovviamente sarebbe il miglior modo di promuovere il proprio prodotto, ma nel mondo della birra italiana non se ne parla proprio, che siamo impazziti. La cosa paradossale è che simili strategie le vedo adottate da (pochi) publican nelle birrerie, ma mai dai birrai alle manifestazioni
[/quote]


è molto stucchevole quello che dici, anche perché quando vado al salone dell'artigianato di milano, e non l'elitario salone del gusto gli assaggi degli alcolici li pago sempre, e spesso li pago anche cari.
ovviamente siamo tutti bravi nel dire che bisogna dare vino alle masse.
e in questo caso birra alle masse, ma fatto sta che uno stand costa 1200 euro + spese di vario tipo in piu se non ci rientri con le vendite ti trovi in rosso di 3000 o 4000 euro, chi li mette quei soldi?

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[quote]Phate ha scritto:

ps livingstone ancora non lo sa!

ma sarà  sicuramente al nostro concorso in giuria di qualità ! :-D
[/quote]

allora non partecipo :):D ... scherssso (ma mica tanto)

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[quote]INDASTRIA ha scritto:

beh, da appassionato di birre americane non posso che confermare quanto sono avanti...
E per loro la birra rimane CMQ qualcosa che ha uno status "elitario"
[/quote]

che gli americani siano avanti è un dato risaputo.
ma in cosa sono avanti ?
di sicuro negli ettolitri prodotti.

sierra nevada ne fà  1 milione, samuel adams anche di più, l'impianto di un neo birrificio come left hand è di soli 7500 litri [:0].

non dico questo perchè in futuro spero di aprire anche io un microbirrificio ma che senso ha parlare di un gigante e confrontarlo con un microbo ?
anche l'impianto di teo musso scompare a confronto dei numeri che fanno le microbirrerie USA, ora quanto costa partecipare ad una fiera e se produci 1000 ettolitri (e sei già  molto grosso ) quanto guadagni ?
si fà  presto a fare i conti della serva e rendersi conto che chi và  alle fiere spera di fare un po di bottega , e io dico anche giustamente visto che è un gran sbattersi.
poi ci sono le eccezioni ma sono pur sempre eccezioni.

@nik row.
tu dopo una frase del genere speri che in un forum, venga un rappresentante della produzione Italiana a risponderti ?[?]

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[quote]pistillone ha scritto:

[quote]turco ha scritto:

Probabilmente quando sono in un festival pensano prima di tutto di essere americani, solo dopo di essere Dogfish, Firestone o Bruery (3 nomi a caso)

Sugli assaggi gratuiti ai festival ovviamente sarebbe il miglior modo di promuovere il proprio prodotto, ma nel mondo della birra italiana non se ne parla proprio, che siamo impazziti. La cosa paradossale è che simili strategie le vedo adottate da (pochi) publican nelle birrerie, ma mai dai birrai alle manifestazioni
[/quote]


è molto stucchevole quello che dici, anche perché quando vado al salone dell'artigianato di milano, e non l'elitario salone del gusto gli assaggi degli alcolici li pago sempre, e spesso li pago anche cari.
ovviamente siamo tutti bravi nel dire che bisogna dare vino alle masse.
e in questo caso birra alle masse, ma fatto sta che uno stand costa 1200 euro + spese di vario tipo in piu se non ci rientri con le vendite ti trovi in rosso di 3000 o 4000 euro, chi li mette quei soldi?
[/quote]
ma non devono offrire pinte di birra come se avessero vinto al superenalotto.
Si tratta, secondo me, di investire un fusto o qualche bottiglia in promozione pubblicitaria offrendo dei micro-assaggi (bicchierino da caffè).
Questo tipo di pubblicità  ti mette a contatto diretto con i clienti "assaggia e dimmi se ti piace".
I clienti della birra artigianale sono tutti da conquistare, molti non sanno cosa sia la birra artigianale, molti ripudiano la birra a prescindere.
In questi giorni ho sentito gente che raccontava di essere stata al oktoberfest e parlavano come mussulmani che erano stati alla mecca...

La gente non conosce il prodotto "birra artigianale", l'offerta di un micro-assaggio ad uno sprovveduto è un biglietto da visita.

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[quote]pistillone ha scritto:
che gli americani siano avanti è un dato risaputo.
ma in cosa sono avanti ?
di sicuro negli ettolitri prodotti.

sierra nevada ne fà  1 milione, samuel adams anche di più, l'impianto di un neo birrificio come left hand è di soli 7500 litri [:0].


[/quote]
Beh ci sono birrifici americani, anche tra i presenti allo stand, che di numeri non ne fanno molti.
Più che altro sanno stare assieme e promuovere il prodotto invece di inutili guerre

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[quote]pistillone ha scritto:

... ma fatto sta che uno stand costa 1200 euro + spese di vario tipo in piu se non ci rientri con le vendite ti trovi in rosso di 3000 o 4000 euro, chi li mette quei soldi?
[/quote]

forse uno stand costa anche di più... ma lo vedo come un investimento piuttosto che una perdita secca!

Il punto, secondo me, è lo scopo che un commerciante si prefigge partecipando ad una fiera di carattere internazionale.

Se intende pareggiare immediatamente la spesa, a mio parere, commette un errore di valutazione: non è quanto guadagni con la fiera, aprendo un "temporaneo pub", ma quanto la fiera ti metterà  in condizioni di guadagnare, dandoti una visibilità  maggiore sul mercato e il raggiungimento di nuovi potenziali clienti.

Partendo da questo punto di vista, mi sembra ottima - ripeto - la scelta degli americani...




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Ahhhhhhhhhh, mi sono perso l'attimo buono e siamo già  a parlare di "filosofia"....

Boh, devo dire che in primis per me essere al salone del gusto con la BA ha voluto dire essere immerso nel mondo reale.
Senza internet per una settimana mi sento un tot meglio.


Comunque.
Non ho visto il mondo americano in contrapposizione a quello italiano.
Certo chi parte con venti anni di anticipo avrà  qualche marcia in più....
Personalmente spero che riusciremo a prendere esempio e crescere come loro.
Tra gli italiani ho visto tanto entusiasmo, buona qualità  e un bello spirito.


Come è il mondo visto da dietro il banco della BA?
Bello, molto bello :D
Ho goduto come un maiale per cinque giorni.
Grazie a chi era dall'altra parte del banco, ovviamente.


Per il resto che dire.
Le birre non erano date gratis. Tre assaggi tre euro.
L'incasso però non è finito ai birrai, ma offerto a "Terra Madre".


Anni fa mi dissero che per venire a promuovere le loro birre ricevevano anche fondi dal governo americano.
Comportamento lungimirante.
Ma anche frutto di lavoro di una associazione forte.

In ogni caso non è ne giusto nè sensato fare paragoni tra americani e italiani.
E lo dice uno che ama il mondo birraio americano oltre misura.
Amo anche il mondo birraio italiano. Appassionati e birrai, due facce della stessa medaglia.

Area Birra.
Sono in giuria al concorso a mia insaputa e il Pistillone non è contento?
Francesco, so che la tua era (quasi) una battuta, ma io sono sincero: Se riesci a venire qua ti cedo il mio posto!
Molto più comodo stare dalla parte dove si può criticare! [8D] [}:)] ;)

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devo farti l'invito ufficiale a essere in giuria davanti alla famosa bottiglia di mirto.

se la trasferta non è troppo impegantiva la porta è aperta anche a pistillone! è una giornata viva, ci saranno anche degli aspiranti HB e dei neofiti, la sua (di pistillone) esperienza è un bagaglio culturale importante!


il commento (anche se non cito testualmente) "ti fanno un piacere a vendertela" nel mio personalissimo "quoto" è riferita non al salone del gusto (non ci sono andato) ma a un generico modo di fare... vogliamo fare i filosofi della birra, raccontare che usiamo le più belle materie prime, e che ci inventiamo non so cosa, poi siamo ancora fermi ai bicchieri di plastica, a dare furoi la birra anche se non a posto (tanto il bevitore medio è scemo) ecc ecc

ho giranto tanti birrifici trovando grandi professionsti, persone amanti della birra, appassionati che guardano con amore e dedizione il loro impianto da HB, dall'altra parte ho trovato persone con pochi scrupoli, venditori di fumo e anche di peggio.

è a loro che mi riferivo, a quelli che quando parlano con te si autoreferenzian, raccontandoti quanto sono fighi loro e non quanta passione mettono del produrre una birra.

provate a chiedere di bere una birra con voi a un birraio medio italiano e a porre la stessa domanda a jean van roy... forse vi stupirete della risposta.

ps se non sapete chi è jean van roy il fusto di finky vi attende!

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[quote]livingstone ha scritto:



Area Birra.
Sono in giuria al concorso a mia insaputa e il Pistillone non è contento?
Francesco, so che la tua era (quasi) una battuta, ma io sono sincero: Se riesci a venire qua ti cedo il mio posto!
Molto più comodo stare dalla parte dove si può criticare! [8D] [}:)] ;)
[/quote]

ciao Living, lo sai che la mia è una battuta , ne abbiamo discusso via mail parecchio e quello che ci dovevamo dire lo abbiamo detto.di solito non fai codapaglismo :D, oppure anche tu cominci a vedere i nemici fantasmi ?
poi al concorso manco parteciperò il mio tempo è troppo limitato ultimimamente :(.

@indastria,ab62,velle.

le vostre sono tutte delle considerazioni anche condivisibili ma, ma si scontrano con il mutuo da pagare!.
qualcuno ha visto Boris quando il grande drammaturgo va a fare rilutante una fiction per soldi?
ecco è abbastanza esplicativo.

un azienda che investe 5.000 euro a perdere su una fiera può essere solo di grosse dimensioni e fatturati milionari, le altre quelle piccole o rientrano nei costi o di fiere non ne fanno più per tutto il resto dell'anno.
per dire la mia azienda non se lo può permettere

A parte che ribadisco il mio pensiero, il salone del gusto è un evento a cui ho partecipato sin dai primi vagiti, e assistito alla sua creazione da quel di a Bra dove nacque dall'associazione Arcigola , trovo che è diventato qualcosa di molto diverso dal suo scopo originale, ora è una formidabile macchina per soldi, si va al salone del gusto per promuovere aziende e cercare mercato ne più ne meno che come in altre fiere alimentari, solo che qui il targhet è più alto e i margini più grassi.

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pistillone chi paga è l'associazione o gli organizzatori. credo che i produttori ci abbiano messo poco se non il prodotto (e non è poco).
In italia semplicemente NON esistono associazioni degne di questo nome.

E ripeto, è la mentalità  a fare cilecca più che i conti. Ma pensate davvero che gli USA siano un paradiso fiscale come qualche isola tropicale? Anche lì hanno i conti da pagare e la birra craft non sempre costa poco.

Non penso che i due mondi (italiano e americano) siano in competizione o siano su due livelli differenti di uno stesso percorso. Semplicemente hanno preso due strade diverse. Quale sia la migliore A ME sembra evidente. poi ognuno ha la propria opinione...

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[quote]INDASTRIA ha scritto:

pistillone chi paga è l'associazione o gli organizzatori. credo che i produttori ci abbiano messo poco se non il prodotto (e non è poco).
In italia semplicemente NON esistono associazioni degne di questo nome.
[/quote]

da quello che ho capito UB ha avuto pochissima voce in capitolo su questa edizione. SlowFood, peraltro, ha stabilito che i microbirrifici non dovevano stare raggruppati ma dovevano rappresentare il loro territorio.

A detta di Maestrelli gli affari non sono andati male:
[quote]
tratto da: [url]http://birragenda.blogspot.com/2010/10/il-salone-del-giusto.html[/url]
...
Egoisticamente, mi è dispiaciuto non vedere una piazza, o via, o viale o chiamatela come vi pare, della birra. Avere tutti i birrifici concentrati facilita le visite e si risparmia sulle suole delle scarpe ma, a detta di molti di loro, la cosa non ha guastato. Massimo Versaci ha ritenuto giusto il posizionamento nella sua Liguria (la birra artigianale è in effetti anche espressione del territorio) e gli affari per molti sembrano anche essere andati meglio. Cosa da non sottovalutare visti i costi di affitto degli stand (tra i 2500 e i 3000 euro se non sbaglio)....
...
[/quote]

@pistillone
secondo me vale più investire 200 euro in piccoli assaggi somministrati gratuitamente che in banner che possono vedere sempre i soliti internauti.

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Ma perchè ad ogni occasione si deve prendere l'opportunità  di attaccare i birrai italiani? Tanto più che l'argomento è OT.
Sinceramente non capisco questa moda che rasenta l'autolesionismo.

Tra americani e italiani NON può essere fatto un confronto e non è vero che sono allo stesso piano su strade diverse.
Dichiarare questo vuol dire non conoscere la storia degli ultini trentacinque anni.

Vero che Brewers Association è una cosa fantastica.
Ma ricordiamoci che per un movimento (quello americano) nato negli anni settanta siamo riusciti ad arrivare a BA solo cinque anni fa.
Vero che allo stand birrai americani servivano e facevano conoscere le birre dei loro colleghi.
Ma per arrivare a BA ci sono voluti due anni di discussioni per mediare gli interessi e i timori delle diverse anime che la compongono:-Professionisti grandi, professionisti piccoli e homebrewers.

Se "voi" appassionati (scusate la generalizzazione) non capirete che siamo tutti sulla stessa barca non ci sarà  possibilità  di crescita. - Non ci dimentichiamo chè l'anima vincente di BA viene da Charlie Papazian, un homebrewer! -
Il che non vuol dire non criticare. Si DEVE criticare!
Però magari sarebbe opportuno smettere di dichiarare pubblicamente, ad ogni occasione, che bevete belga, americano, tedesco ecc. purchè non sia italiano.

Chissà  dove potremmo arrivare se remassimo tutti nella stessa direzione,,,

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livingstone fin quando la maggior parte (non certo tutti) dei birrifici italiani saranno quello che sono attualmente, meritano queste e altre mille critiche.
Ripeto, è la mia opinione.
Se poi vogliamo parlare della scena americana facciamolo pure. Ma i confronti sono inevitabili. E non è affatto vero che si tratta di una scena che va presa "in toto". ci sono varie realtà  locali con modalità  molto diverse tra di loro.

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