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velleitario

Il Manuale di Cultura Birraria di Heineken Italia

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guardate... se io finisco a lavorare per l'heineken... allora tutto è possibile!!!

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[quote]Phate ha scritto:

guardate... se io finisco a lavorare per l'heineken... allora tutto è possibile!!!
[/quote]
bhe, se finirai a lavorare per heineken sarò contento per te.

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[quote]Ebriamen ha scritto:

ahahahahah

l'heineken vuole proprio rovinarsi... :D
[/quote]

Per la prossima assunzione di Phate, intendi?
...effettivamente... :-)

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A quando un manuale di alta enologia pubblicato dai produttori di Tavernello?:(:(

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"non tutti conoscono davvero il mondo che si nasconde dentro alla bottiglia, quante e quali sono le tipologie e gli ingredienti che rendono le birre così naturalmente diverse tra loro. "

DIversità  tra le birre... Se parlano delle loro siamo a cavallo, lunica differenza che ci trovo è il colore dell'etichetta e il nome...

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Il problema in Italia secondo me, come dicevo l'altra sera al pub con lukeout, è di dare un'identità  a quello che il consumatore mette nel bicchiere.
Mi spiego, oggi chiunque va a comprare una bottiglia di vino sa cosa sta comprando e sa cosa aspettarsi da un buon chianti e cosa non aspettrsi da un vino in cartone.
Il consumatore dando l'identità  al vino lo ha anche collocato nel suo corretto ambito associandolo a determinate situazioni/occasioni/abbinamenti cosi che in pochi metteranno in tavola con amici il vino in cartone (pubblicita assurde a parte) anche se in diversi il solito vino lo consumeranno nei pasti giornalieri.
La sfida secondo me per il prossimo futuro birrario italiano non è tanto quella di far diventare tutti degli intenditori, perchè cosi come non siamo tutti intenditori di vino, cosi anche i consumatori di birra non dovranno per forza di cose intendersene, ma basterà  loro identificare i vari prodotti e le varie fasce qualitative.
Il gioco fatto de Heineken e da Moretti, solo per citare le due piu attive ultimamente per quanto riguarda il lavoro di immagine fatto su una qualità  inseistente, è nei confronti del consumatore e forse di tutto il comparto scorretto, perchè se forse le grandi case da un libro di pseudo cultura birraria Henieken o da una carta degli abbinamenti Moretti hanno da guadagnare in visibilità  i piccoli birrifici di qualità  rischiano di essere confusi in questo gioco di standard lager elevate al grado di birre di qualità .
Il consumatore poi non potrà  altro che far confusione, non riconoscendo, se non attentamente guidato, la vera qualità  birraria, perdendo quindi l'occasione di fare cio che invece probabilmente ha già  fatto con il vino...

Scusate se mi sono dilungato...

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Sono perfettamente d'accordo con akbar,ne parlavo anch'io con il mio socio,tra l'altro trovo che da noi si dia poco rilievo allo stile di birra che un birrifici produce,vedo che tutti o quasi preferiscono dare nomi esotici o curiosi alle propie produzioni senza tante volte mettere maggiormente in risalto la tipologia di stile seguita.
Se vado a comprare una bottigli di brunello o chianti in risalto sull'etichetta trovo la tipologia di vino e non il nome che il produttore ha voluto dargli che so excalibur....,ed in base alla tipologia di vino so che uve possono essere state utilizzate per produrlo e cosa aspettarmi nel bicchiere,sarebbe bello fosse così anche nella birra,invece di solito lo stile se e scritto e sempre in piccolo e non evidenziato.
Questa è una cosa che ho riscontrato anche all'italian beer festival.

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Se i produttori in primis non si mettono a fare qualcosa è dura portare il consumatore medio a capire cos'è di qualità  e cosa no. Non credo chje sia difficile mettere in etichetta lo stile di riferimento o qualcosa che attiri l'attenzione del consumatore e che gli metta la pulce nell'orecchio, spingendolo così magari ad informarsi o a chiedere.

Quanti birrifici "Artigianali" definiscono e differenziano i loro prodotti in birra Bionda/Rossa/Scura o ancor peggio in Doppio Malto e robe simili che hanno solamente una valenza Fiscale??? Se si continua ad utilizzare questa diversificazione allora la cultura continueranno a farla, a loro modo, le grandi industrie!

@Conco mi hai preceduto con un pensiero molto simile al mio...

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Dichiarare uno stil per un produttore artigianale è una sfida prima di tutto, perche lo stile a volte lo azzecchi a volte no...o piu spesso ne fai una tua variante, che tra le altre cose in alcuni casi ha delle caratterstiche di eccellenza uniche!

Certo che chiamare una birra Pippo - Birra rossa doppio malto è davvero avvilente per un produttore artigianale, in effetti è come se su un brunello ci fosse scritto Biondi e Santi vino rosso corposo!
Restando al parallelo proprio con il vino, in questo ambito gli unici vini che hanno in etichetta vino rosso (punto) o vino bianco (punto) sono quelli di bassa qualità  e questo in consumatore lo sa e lo riconosce a colpo d'occhio!

Quindi si ci vuole il coraggio dei piccoli produttori nel battezzare le loro creature secondo uno stile di riferimento, magari anche modificandone a fantasia il nome che ne so tipo Tuscan Red ale oppure Appennino DoppelBock, cosi da ricordare lo stile ma far capire che di una variante si tratta...ma forse questo è ancora piu azzardato...

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questa discussione me l'ero persa...
il birrificio Lariano ben evidente sull'etichetta (sotto il nome della birra) scrive: "in stile......". secondo me è la cosa più giusta da fare. la birra non sarà  una bitter (per esempio) al 100 % ma almeno hai un'idea di cosa stai bevendo..
per quanto riguarda il paragone birra/vino secondo me non ce la faremo mai a vedere la birra di qualità  spuntarla su quella cosa gialla frizzante che l'italiano chiama birra...
[quote]ma basterà  loro identificare i vari prodotti e le varie fasce qualitative.[/quote]
non è facile capire quali birre siano di qualità  e quali no..conosco una persona che sostiene che la Duvel sia come la ceres..ed è uno che prova un sacco di birre (non è uno che ha sempre bevuto la moretti)...

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[quote]John Priming ha scritto:

[quote]Ebriamen ha scritto:

ahahahahah

l'heineken vuole proprio rovinarsi... :D
[/quote]

Per la prossima assunzione di Phate, intendi?
...effettivamente... :-)
[/quote]


anche! :D

ma soprattutto perchè se la gente inizia a capire quanto fa schifo l'heineken... per loro poi è fiinta!!! ahahahahhaah

e anche per noi, perchè questo forum si affollerebbe fino ad esplodere!!! [:p]

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Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire! Se il consumatore di birra medio italiano non è appassionato di birra non è che possiamo costringerlo a documentarsi. E’ qui che la birra commerciale fa i soldi. Per percepire l’identità  di un prodotto attraverso pubblicità , etichetta, sponsorizzazioni ecc non bisogna esserne degli esperti. Ecco che il consumatore non appassionato di birra assocerà  alla Corona la birra perfetta per il clima estivo e alla Moretti (“qualità  e tradizione”???) un sincero affetto patriottico. Quello è il vero sapore che sente il consumatore non appassionato e non tanto quello della bevanda. A questo proposito vi è quindi uno sfruttamento in malafede delle potenzialità  dell’immagine. La sua funzione infatti sarebbe quella di comunicare l’anima (o più propriamente l’identità ) di un prodotto, aiutando il consumatore a collocarlo e NON quella di ingannarlo come invece accade spesso nei settori commerciali.

Detto questo secondo me l’interesse in materia del consumatore di birra italiano si sta alzando molto (come si sta diffondendo sempre di più l’homebrewing del resto). Secondo me molti non sono homebrewer semplicemente perché non hanno idea del fatto che sia fattibile farsi la birra in casa! Avreste dovuto sentire le risate (pensando che fosse una battuta) che si sono fatti i miei amici quando gli accennai che un giorno avrei fatto la birra! :) Forse perché a livello storico non godiamo di una cultura birraia. Oserei dire che gli appassionati di birra nel nostro paese sono molti visti i consumi ma devono ancora scoprirlo! :) In merito di appassionati affermati (e non necessariamente di intenditori) noi dovremmo avere la necessità  di espandere la nostra passione. E’ sempre un piacere (almeno per me!) coinvolgere un amico o un barista in più. La settimana scorsa ho fatto assaggiare al barista del bar del mio paese una delle birre prodotte in uno dei pochi brewpub-microbirrificio della mia città . Ieri sera tornando nello stesso bar ho chiesto al suo socio dove fosse quel barista e mi ha risposto che era andato a fare un giro al suddetto brewpub! Non mi stupirei, vista la qualità  delle loro birre che un giorno scelga di spillare la loro al posto della Carlsberg, e che altri a contatto con quel bar si appassionino e imparino a riconoscere il prodotto di qualità . Aldilà  di questi “appassionati inconsci” (ma che grazie ad internet e ad una cultura sempre più globale continuano a spuntare come funghi) ci sarà  sempre gente che giustamente non gliene frega un tubo! Era a loro a cui mi riferivo all’inizio del post. Se a loro va bene spendere 5 euro per una Corona non c’è niente di male! Chissà  quante bottiglie di vino io non sono in grado di apprezzare! :)

Poi sempre secondo il mio parere il fatto che le birre italiane comunichino lo stile in modo alquanto timido è da ricercare nel fatto che nel bene o nel male non lo rispettano. Quante “pils” in Italia, per quanto siano ottime, avrebbero davvero il diritto di considerarsi appartenenti a questi stile?

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Penso che Heineken sia un marchio ben affermato , prima che una birra quindi la cosa che gli riesce meglio è vendere alle masse...
LA BIRRA;
-Alluvionando di pubblicità  le reti televisive , i grossi eventi sportivi, il web e riempiendo gli scaffali dei supermarket.

Un manuale di cultura birraia fatto da heineken mi sembra tanto un'altra operazione pubblicitaria visto che hanno i mezzi economici per pubblicarlo e promuoverlo
(vorrei tanto vedere com'è strutturato e di cosa parla per confermare la mia impressione).
Negli ultimi anni si parla maggiormente di birra, la heineken vuole mettersi in mostra anche sugli scaffali delle librerie.
Poi quando la richiesta di birra artigianale/cruda, arriverà  fortemente anche nei supermarket, ci sarà  qualche altro birrificio che farà  la fine di Menabrea.
Ma a voi (almeno per chi la ha assaggiata) non vi sembra che la menabrea era molto più buona prima di entrare nella grossa distribuzione?



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