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faucione

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  • Birthday 10/11/1989

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  1.  " ilmakako"   concettualmente l' idea e' buona tanto che le maltatici professionali sulle quali mi informai al tempo hanno molte similitudini con una lavatrice . . . .  infatti all' interno dispongono di un cestello  dove i grani vengono inseriti, gestiscono il livello dell' umidità (anche se un po' meglio di una comune lavatrice)  :) e ovviamente permettono di rendere tutte le operazioni automatiche e programmabili . . . Di certo non è una cosa impossibile, a patto ovviamente di sapere ciò a cui si và in contro.+  
  2. io ho effettuato la maltazione a casa un paio di volte . . . il risultato ha sorpreso persino mè in quanto non ho notato grandi differenze tra il malto che mi sono autoprodotto (con orzo coltivato da mio padre) e quello acquistato . . . tuttavia mi sono dovuto ingegnare non poco per la realizzazione del progetto, soprattutto per la fase di essiccatura, che personalmente ho fatto durare 24 ore a 40° C  con ventilazione costante ottenendo un malto "pale". Successivamente ho preso una parte del malto ottenuto e l'ho posto in delle teglie, nel forno a legna a 70°  bagnando costantemente i grani con un nebulizzatore ho ottenuto un simil-Biscuit  dico simil- perché il colore non era carico come quello dell' originale  . . .il chè era riscontrabile anche nella birra finita . Probabilmente per produrre del buon biscuit avrei duvuto far durare la prima fase un pochino di meno, introducendo nel forno un malto un pochino più umido. Ora veniamo allo scoglio più grande, la prima fase di essiccatura deve essere piuttosto delicata non superando i 45°/50° c  (io mi sono tenuto sui 40°C). Personalmente mi sono costruito delle graticole con della rete di metallo a maglia fina, ed un telaio di legno, che poi ho posto sopra ad una vecchia cassa della stessa misura, nella quale avevo inserito un convettore di aria calda a cui ho applicato un termostato; il termostato lo immergevo nei grani ovviamente, e l'aria calda che saliva dal basso faceva il resto, ogni tanto andavo a rigirare i grani, che durante le ultime ore di essiccatura sfregati contro la rete perdevano le radichette  . . . Che dire per il resto mi regolavo più o meno come ha detto "Ar-Es" , tranne la fase di ammollo che la facevo durare 60h cambiando l'acqua ogni 6h e mescolando ogni qualvolta ne avevo l' occasione; poi eliminavo l'acqua e trasferivo i grani in due grandi bacinelle (se ne hai la possibilità ti consiglio di non usare becinelle ma metterli su di una superfice di cemento) dove li lasciavo per 6-7 giorni, mescolando assiduamente fino a che non riscontravo all' interno del chicco un germoglino che doveva essere lungo pari ai 3/4 del chicco stesso (Media) . Devo dire che è stata una cosa appagante nonostante l'immenso quantitativo di acqua e corrente elettrica sperperate, comunque  se ci sono riuscito io con la mia attrezzatura rudimentale può farcela chiunque   Ps. Prima di mettere a bagno l'orzo scatra attentamente i semi di altre piante che potrebbero essere mischiate al nostro cereale preferito.
  3. Grazie del suggerimento @riky1966 Il procedimento è praticamente lo stesso che uso io, fatta eccezzione per l'ammollo ( io lo faccio di 3 giorni) e l'essiccazione (io uso stufa elettrica), ma ovviamente, lavoro con quantità minori, visto che sono alle prime armi . . .. Forse, vista la vostra attitudine alla sperimentazione... e visto che siamo in periodo di raccolta; vi conviene procurarvi un po' di varietà differenti per poi confrontare i risultati . . . . .. Resto in ascolto . . .
  4. Ciao "cfarneti"! anche io come voi ho maltato un po' d' orzo . . .. rispondo brevemente. lessi in un articolo che la qualità migliore è la Distica (Hordeum distichum), perchè migliore sia in termini di resa che a livello organolettico.. ( Francesco Festi) io ho sempre usato il suddetto trovandomi piuttosto bene. Per quanto riguarda il potrere di conversione scarso, potreste ovviare al problema inserendo nel mash una piccola parte di malto essiccato, ma non "tostato" , puo' anche essere che con il vostro sistema ... con fornellone la temperatura non sia stata controllata perfettamente in fase di essiccazione . . . . oppure non avete rimescolato a sufficenza, oppure il ferro si sia riscaldato eccessivamente bruciando una parte degli enzimi . . . Ad ogni modo . . . voi che procedimento usate per maltare? spero vivamente nel proseguimento della discussione, poichè l'argomento mi è molto a cuore . . . . :D
  5. Scusate ma l'elettrovalvola funziona solo aperta/chiusa, o è possibile farla funzionare anche in maniera proporzionale? e-bay è piena di elettrovalvole, ma nella descrizione, si dice che vengono usate nei sistemi di sicurezza contro le fughe di gas . . .
  6. [quote]In che senso te lo sei fatto da solo?Te lo coltivi da te? Ma appunto il mio intento è anche capire se questo malto che si può acquistare dai grossisti o altrove è buono per farci birra o ci vuole malto specifico per birra... [/quote] Eh, si è mio padre a coltivarlo per produrre mangime per i suoi animali . . . Io ne ho solo ''rubato'' qualche chilo e me lo sono maltato in casa, devo dire che è stato meno difficile di quello che pensavo... comunque se interessa l' argomento scrivero' una piccola guida . . . Per quanto riguarda l'adeguatezza di malti diversi da quello specifico per birra, a mio parere ,e per quello che ho letto l'unica differenza tra i tipi di malti nella maggior parte dei casi è la temperatura, la ventilazione e l'umidità a cui vengono tostati. processo che comunque avviene dopo un periodo di essiccazione uguale per tutti, quindi tutti i malti originariamente sono solo malto essiccato . . . . Come quello venduto dai grossisti, il problema è tostarlo . . . comunque io lessi una guida che spiegava come realizzare i diversi tipi di malto partendo da malto semplice.
  7. Hereistay Anche io mi sto attivando in questo senso, ho chiesto un po' in giro e ho scoperto che vendono malto i grossisti, o comunque i fornitori per panifici e pasticcerie . . . io pensavo di comprare il suddetto malto per poi ottenere le varie qualità che mi neccessitano tostandolo o caramellizzandolo, a secondo delle esigenze nel forno a legna. tecnica già sperimentata visto che fino ad adesso il malto me lo sono fatto da solo e non ho mai avuto intoppi, ma ora con l'avvento dell' estate il lavoro non mi lascia tempo per il lungo processo di maltazione . . . Bhè, sto' divagando . . . comunque in caso di novità ti faccio sapere . . .
  8. Ciao Pestone! Io personalmente per le prime cotte ho usato una damigiana di vetro anche per la prima fermentazione, poi purtroppo in fase di lavaggio mi è scivolata di mano . . . . . Adesso uso fusto per olio nella fermentazione primaria, e damigiana per la secondaria... poi, aiutato dal fatto che la damigiana anche del se del classico colore verde è comunque trasparente; prelevo la birra dall' alto senza toccare i fondi, metto tutto in un secchio dotato di rubinetto e tubicino, aggiungo lo zucchero ed imbottiglio. Per mè il vetro quindi è un ottimo materiale, nella mia zona le damigiane sono usate da centinaia di anni anche per la seconda fermentazione e l' affinamento del vino . . . . Per quanto riguarda la pulizia, basta avere l' accortezza di sciaquarle appena le si svuota per evitare che i residui si secchino attaccandosi alle pareti, e dotarsi dell' apposito spazzolino . . .
  9. Scusate l'ignoranza ragazzi, ma i fusti non devono essere restituiti al fornitore? Perche' se riuscissi a mettere le mani su un bel keg, magari come quelli che si vedono su i forum stranieri non sarebbe male, potrei anche io costruirmi un impiantino abbattendo i costi . . . . :D
  10. Scusate l'ignoranza ragazzi, ma i fusti non devono essere restituiti al fornitore? Perche' se riuscissi a mettere le mani su un bel keg, magari come quelli che si vedono su i forum stranieri non sarebbe male, potrei anche io costruirmi un impiantino abbattendo i costi . . . . :D
  11. Ciao Ar-es Tempo fà vidi un video in cui aprivano un fusto utilizzando semplicemente un paio di giraviti . . . . e ti rimando al link [url]http://www.youtube.com/watch?v=EMHS-Uz9bEM&feature=related[/url] Anche l' operoso statunitense, raccomanda più volte di eliminare il CO2 prima di rimuovere i fermi, quindi fai attenzione.
  12. Ciao Riccardo78, io personalmente uso il densimetro/mostimetro per regolarmi, ma se usi ricette già testate sicuramente c'è un valore FG: Final Gravity, che stà ad indicare il valore di densità a cui dovrai inbottigliare. Se invece non segui una ricetta potrai calcolare il momento adatto in base all' OG: Original Gravity, all FG, ed alla percentuale di attenuazione del lievito che stai usando . . . Almeno io faccio così . . .
  13. @riko kaboom, forse si . . . ma il problema è che ho paura di mettere il mosto a contatto con la resistenza, e i vari sistemi di ricircolo non mi interessano inquanto far girare una pompa per tutto il tempo di mash, mi sembra esagerato senza contare che bisogna avere un buon sistema di filtraggio per evitare di sforzare la stessa . . in questo periodo stavo anche pensando che si potrebbe realizzare una serpentina o un serbatoio aderente alla pentola, pieno di olio diatermico, con una resistenza elettrica per il riscaldamento . . . come in alcuni impianti professionali, inquanto l'olio diatermico sembrerebbe raggiungere temperature fino ai 400° C e le resistenze per riscaldarlo non necessitano di una grande potenza . . . Ora mi rendo conto di essere un ignorante sull' argomento, ma non saprei proprio a chi chiedere . . . magari sul forum c'è qualcuno che si intende di queste cose . . .
  14. Ciao "Brunone20" penso che troveresti interessante la discussione al seguente link: [url]http://forum.areabirra.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=11397[/url]
  15. Capisco . . . il problema è che piastre ad induzuione singole non se ne trovano da 50cm di diametro . . . . è sto' incominciando a pensare che l'induzione sia un ottimo strumento, sia perchè sarebbe facile (spero) regolarne la potenza e per la comodità d' uso. non so' voi cosa ne pensate?
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