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Thor

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Everything posted by Thor

  1. Il priming massimo consigliato è di 2 G/L, non perché fa troppa schiuma, ma perché il fustino non reggerebbe pressioni superiori, rischiando che si apra la giunta delle lamiere spruzzando birra ovunque. Il riempimento conviene farlo con un tubo che arrivi fino al fondo del fustino, in modo da evitare di ossigenare la birra con inutili splash. Io lo tengo su una bilancia per misurare la quantità, regolo la tara, poi ci metto 5 kg esatti di birra. Non provare a mettere il tappo se non quando c'è birra dentro, altrimenti poi è rognosissimo da togliere. Per metterlo bisogna andarci con decisione, senza esitare, una bella manata a pugno chiuso, o al limite in martello di gomma se proprio non si riesce a piazzarlo. Il tappo non serve a regolare la carbonazione, serve a consentire l'ingresso dell'aria quando a causa della spillatura si riduce la pressione interna, altrimenti dopo poco non esce più birra. Quel tipo di fusto conviene finirlo al massimo in un paio di giorni, da quando entra aria la birra inizia a rovinarsi per ossidazione. E' perfetto per una festa, un po' meno per berselo da soli.
  2. Ovviamente dipende sempre dal tipo di birra, dal grado alcolico, dall'importanza del luppolo. Un'ipa con dry hop di 4-5 G/L io potrei iniziare a berla già da 2-3 settimane dopo averla infustata per non perdermi aromi e profumi, un'imperial stout invece me la dimentico in cantina.
  3. Temperatura di fermentazione decisamente troppo alta, potrebbe portare sapori e profumi poco gradevoli. Densità nella norma sia in og che in fg per un kit. Con un kg di zucchero aggiunto non si può pretendere una fg più elevata. I kit sono un compromesso pensato per far preparare birrette a tutti facilmente, non per fare ottime birre. In genere si fa un primo travaso dopo circa 3-4 giorni di fermentazione, cioè al termine della fase tumultuosa, ma va in base alle proprie convinzioni, c'è chi non fa per niente travasi intermedi considerando poco influente l'autolisi dei lieviti, e si limita a fare un solo travaso prima del priming per l'imbottigliamento. Appena puoi, ti consiglio di passare a e+g, e di abbandonare le aggiunte di zucchero. Una birra decente non dovrebbe mai avere più del 10% di zuccheri semplici aggiunti.
  4. La risposta di Dani era pertinente, il periodo di maturazione inizia dalla fine della fermentazione se fai carbonazione forzata, inizia invece dalla fine della rifermentazione se aggiungi fermentabili, quindi sono due settimane circa di differenza tra un metodo e l'altro. Per il resto, che sia in fusto o in bottiglia, la birra ha sempre bisogno di un periodo di tempo per stabilizzarsi, dove l'amaro si armonizza col corpo mentre alcune sostanze si trasformano in altre rendendola un prodotto migliore.
  5. Lo faccio bollire già collegato al tubo di silicone, e poi lo prendo solo dall'estremità, il tubo in silicone lato rubinetto lo prendo dall'esterno, ma è la parte interna che va in contatto con il rubinetto del fermentatore, che prima di essere collegato spruzzo con acqua e oxi, con le mani non tocco mai nulla che poi vada in contatto con mosto o birra, su questo sono maniacale, anche troppo.
  6. Io ne uso uno preso su aliepress, è fatto per riempire bottiglie, con i fustini smonto la valvola finale per avere più portata, e anche perché usando una bilancia per misurare il riempimento, non devo toccarlo con le mani. Mi ci trovo meglio che con il semplice tubo in silicone I sanitizzanti classici vanno benissimo, io sono abituato a far bollire tutti i tubi ( rigorosamente silicone ), i rubinetti dei fermentatori e gli oggetti inox piccoli, è una mia scelta personale, un po' per scaramanzia, un po' perché sono sicuro dell'efficacia e non ho nessun residuo chimico. Fin ora ho parlato dei mini fass da 5 litri che costano 5-6 euro sui classici siti. Ho visto anch'io fustini inox da 5 litri su aliexpress, interessanti, prima o poi ne prenderò un paio con adattatore jolly, ma non da lì. Aliexpress ha prezzi molto allettanti, ma sopra i 22 euro ti aggiungono al conto dazi doganali, bisogna far bene i conti con quel che si prende per non trovarsi con brutte sorprese. Quei fusti hanno attacchi filettati Si possono usare con attacchi dedicati dove si collegano direttamente rubinetto e regolatore di pressione oppure con attacchi di tipo jolly che li rendono quasi equivalenti ai cornelius
  7. Una cartuccia in genere basta per spillare tranquillamente un fustino, se non ci sono perdite sul gommino. La carbonazione si fa sempre con aggiunta di zucchero, meglio se precedentemente bollito in poca acqua, la dose massima raccomandata è sempre di due grammi/litro, quindi 10 grammi per fustino. Io su un'ipa ben attenuata con us05 mi spingo fino a 2,5 g/L, ma me ne assumo il rischio. La cartuccia può aiutare un po' con la carbonazione, ma non le affiderei tutto il lavoro. Io la pulizia la faccio con acqua e sabbia ( sabbia lavata abbondantemente in precedenza in modo da separare la parte più sporca e polverosa) , butto dentro, tappo e faccio roteare a oltranza, in genere rimuove bene qualunque sedimento, poi risciacquo con acqua in abbondanza. La sanitizzazione dei fustini fin ora l'ho fatta solo con oxi, che tutti dicono non sia un sanitizzante, ma i miei batteri questo non lo sanno, e pare che si sanitizzino lo stesso. Il riempimento lo faccio con tubo in silicone unito a un tubetto inox che faccio bollire ogni volta, lungo abbastanza da arrivare al fondo del fusto per evitare splash. I fustini ormai li uso solo per la birra in avanzo che non riuscirebbe a riempire completamente un cornelius da 18.
  8. La cosa più semplice da realizzare è un kegerator, un frigo che conterrà il fusto e la bombola di co2 con regolatore di pressione, si monta una colonna con rubinetto, volendo anche un termostato per regolare la temperatura con precisione. Quei fusti hanno attacco a baionetta, serve una chiave particolare per smontare lo spinone centrale, e anche pulirli è un po' difficoltoso senza una lavafusti, il foro di accesso è piuttosto stretto. A livello amatoriale sono molto più comodi i fusti cornelius, che oltre ad avere due attacchi distinti per birra e co2 e una valvola di sicurezza contro le sovrappressioni, hanno un portello superiore apribile che permette di vedere bene lo stato del fusto, e di entrare anche con un braccio per una pulizia più accurata. Io mi sono fatto uno spillatore in legno, che si appoggia sopra a un frigo, contiene la bombola di co2 con regolatore nella torretta, doppio rubinetto con compensatore, con termostato e manometro a vista, l'ho preferito in questo modo perché mi permette di spostarlo anche senza trascinarmi il frigo dietro, mi basta mettere una copertura in neoprene per isolare il fusto raffreddato in precedenza
  9. Nessuno vende fusti qui, vendere birra per un homebrewer che non è in regola con gli impianti e con i pagamenti delle accise è un reato penale punito, se non ricordo male, con la galera fino a tre anni e una multa che parte dagli 8000 euro a salire in proporzione al prodotto venduto. I fustini li compriamo vuoti, costano circa 5-6 euro l'uno, teoricamente sono monouso, in pratica con un buon lavaggio e sanitizzazione si riesce a riutilizzarli un po' di volte. Questi sono fustini "a caduta", non serve uno spillatore, il rubinetto rosso che vedi in basso si estrae dal fusto per qualche cm, e si usa per versare la birra direttamente in bicchiere. La birra si inserisce dal foro in alto, aggiungendo normalmente un massimo di 2 grammi/litro di zucchero per la carbonazione, non di più perché il fustino ha difficoltà a reggere pressioni eccessive, e si chiude con un tappino particolare, una sorta di secondo rubinetto che serve per far entrare aria in fase di spillatura, altrimenti la birra non uscirebbe Questi sono i fustini più comodi, come dicevo non serve uno spillatore, di contro hanno il problema che per spillare birra entra aria, che è il peggior nemico della birra, nel momento in cui apri un fusto di questi inizia a ossidarsi, si devono consumare in 1-2 giorni, non di più. Inoltre il tipo di tappo per l'aria che ti ho mostrato, ha la comodità di essere richiudibile, ma a fine fusto è piuttosto rognoso da estrarre, rende difficile riutilizzare il fusto, come anche il rubinetto della birra rende difficile la sanitizzazione. Io con questi fusti uso uno spillatore a co2 che costa circa 50 euro funziona con cartucce di co2 da 11 g monouso si utilizza con dei tappi di chiusura in gomma diversi dal precedente, più facili da estrarre a fine fusto ha il vantaggio rispetto ai sistemi a caduta, di far entrare co2 invece di aria, quindi la birra non si ossida, e il fustino dopo l'apertura può durare tranquillamente una settimana o più se conservato in frigo.
  10. Compro tre virgole e due punti, prova a riformulare come se non fosse Antani.
  11. Non pensare che l'acqua di rubinetto sia sterile, per colpa dei rubinetti, dei tubi, degli attacchi, nel tempo si formano sempre depositi che possono incubare qualcosa, metterla nel mosto così come esce porta sempre un certo rischio di infezione. O usi solo acqua in bottiglia, o fai bollire per almeno 15 minuti l'acqua che aggiungerai all'estratto. Per proliferare le infezioni hanno bisogno di nutrienti, l'acqua di per se non ne ha, lieviti e batteri difficilmente si moltiplicano, il problema poi arriva quando aggiungi l'estratto. La candeggina è il sanitizzante degli homebrewer per antonomasia, io l'ho usata per una vita. Ne esistono tanti di tanti tipi di sanitizzanti, alcol e metabisolfito sono batteriostatici, non sanitizzanti, l'oxi è stato contestato per il potere sanitizzante molto debole e limitato, in giro lo definiscono più come un detergente, per il resto basta seguire le istruzioni e rispettare i tempi di contatto e le dovute concentrazioni. I risciacqui con acqua di rubinetto vanno evitati, rendono inutile la sanitizzazione. Più importante della fase di sanitizzazione è la pulizia, non puoi sanitizzare qualcosa che non è perfettamente pulito, lo sporco fa da protezione e da incubatore per bestie di ogni tipo, bisogna essere maniacali in questo. Da evitare di graffiare l'interno del fermentatore, mai usarlo per riporre l'attrezzatura, ogni graffio è un punto dove lo sporco si annida facilmente ed è molto difficile da pulire bene. Un bravissimo homebrewer una volta mi ha detto che fare birra vuol dire per tre quarti lavare e pulire.
  12. Normalissimo, è il tempo medio della fase tumultuosa, da questo momento dimenticati che c'è un gorgogliatore sul fermentatore, e fai i prossimi passi solo seguendo le letture fatte con il densimetro, su campioni ben sgasati e alla temperatura di taratura dello strumento.
  13. Che il problema principale sia stato la temperatura te lo confermo io, fermentare a 14-16 gradi significa far addormentare o perlomeno rallentare molto il lievito, dando il tempo a lieviti estranei ( sempre presenti ) che a quella temperatura lavorano bene, di rovinarti la birra; fermentare a 24 °C con S04 invece è un suicidio per la quantità di esteri che rilascia, anche perché 24 è quello che leggi all'esterno del fermentatore, dentro era di più, calcola che io l'S04 non lo faccio lavorare mai oltre i 18 gradi, misurando la temperatura interna del fermentatore con un pozzetto, non quella sulla parete esterna. Il controllo della temperatura in fermentazione è fondamentale, puoi mettere tutti gli ingredienti che vuoi, ma alla fine è il lievito che fa la birra, non produce solo alcol e co2, ma anche esteri e sottoprodotti che danno un contributo molto importante al risultato finale e devono essere ben equilibrati. Normalmente se l'acqua del rubinetto è buona da bere, è buona anche per birrificare. Se temi il cloro, puoi riempire il fermentatore con l'acqua della cotta e farla riposare per un giorno, il cloro evapora, oppure usare acqua in bottiglia per una cotta per vedere se il risultato cambia. Prima molli i kit, prima inizierai ad avere soddisfazioni serie dalle tue birre. I kit vanno bene per fare pratica con sanitizzazioni e fermentazione, ma tutto quello zucchero aggiunto è un grave limite ( in una buona birra non dovrebbe mai superare il 10% del fermentabile ), attrezzati per fare e+g il prima possibile, non te ne pentirai. Il metabisolfito va bene al massimo per l'acqua del gorgogliatore, compra un sanitizzante serio, lava tutto in maniera maniacale, soprattutto il rubinetto del fermentatore.
  14. Se non è inerente alla birra qui ti massacrano , ma sicuramente la pompa ti serve per irrigare piante di luppolo vero? I regolatori che hai preso danno sicuramente fastidio al funzionamento della pompa, la soluzione è un bypass idraulico con rubinetto tra ingresso e uscita, semplice economico e sicuro: Ti permette di scaricare verso l'ingresso parte della pressione in uscita, senza incasinare la parte elettrica della pompa, e senza farla sforzare eccessivamente.
  15. In estate per winterizzare a 4 C° porto il liquido a -5 C° . Con 30 gradi in ambiente e -5 nel glicole sono riuscito a raggiungere i 3,5 C° in 120 litri di birra in circa due giorni. E sono talmente abituato a lavoro a parlare di acqua glicolata per la refrigerata, che sinceramente non ho nemmeno pensato alla possibilità di non usare glicole nel chiller. Il chiller che uso è praticamente un secchio coibentato con polistirene con una serpentina in rame da 1/4 che fa da evaporatore direttamente immersa nel liquido, che in raffreddamento raggiunge nel primo tratto quasi -30 C° . C'è una pompa di ricircolo che tiene in movimento il liquido quando parte il compressore, ma temevo lo stesso nel tempo di trovarmi un blocco di ghiaccio sulla serpentina. E poi il glicole l'ho rimediato gratis
  16. Non sono un professionista, sono solo pigro, e per lavorare di meno le cerco tutte . La schiuma dipende da quanta aria mandi, io usando quel compressore devo limitare un po' il flusso.
  17. Mi sono reso conto di essermi sono spiegato male, il tubo in uscita al portagomma inox dell'ossigenatore è collegato al rubinetto del fermentatore, non c'è nulla di immerso nel mosto, l'immagine di Bertinotti serviva solo per far vedere il barattolo intermedio che pulisce l'aria, non ho una pietra porosa immersa nel mosto, liquido e aria passano solo dentro ai tubi, l'ossigenazione avviene all'interno della T inox, non nel fermentatore. Forse sembrerà esagerato, ma ho visto in svariate occasioni come lavorano in birrificio, hanno sempre in mano lo spruzzino con peracetico per irrorare le superfici che verranno in contatto con mosto o birra, e l'ossigenazione la fanno con un sistema simile al mio, con la differenza che usano una bombola con ossigeno puro sul diffusore. Ho combattuto a lungo con un'infezione maledetta che per mesi, cotta dopo cotta sembrava non volesse più mollarmi, litri e litri finiti nel cesso, fino a quando ho trovato i colpevoli, toccando ferro sono anni che me ne sono liberato e che va tutto liscio, e a costo di sembrare eccessivo, alla prudenza non rinuncio più.
  18. Lo metto semplicemente sopra al fermentatore, inserito in serie dopo un termometro a cristalli che mi da la temperatura di arrivo del mosto, i due portagomma sono ingresso e uscita del mosto, la pietra porosa di acciaio sinterizzato collegata al compressore fa il resto. Nulla di quel che tocco con le mani viene a contatto del mosto, e non uso liquidi sanitizzanti, solo bollitura. Una cosa che ho sempre odiato era il tubo della pietra porosa che dovevo calare in immersione nel mosto del fermentatore, non sapevo mai come prenderlo senza contaminarlo. Ora mi basta che sia sanitizzato dentro.
  19. Io ho un po' la paranoia per il contatto del mosto con aria non sanitizzata, splasciare a spruzzo probabilmente aumenta l'ossigenazione, ma esporrebbe il mosto a una maggiore quantità di aria non filtrata dalla polvere che è vettore di tanta roba. Io mi trovo benissimo con questo giocattolo quì: che uso pompando aria con questo: In mezzo per filtrare l'aria metto un barattolo con una pietra porosa immersa in acqua e oxi, secondo il classico schema che conoscono tutti 15 minuti prima di ossigenare faccio semplicemente bollire in un pentolino il pezzo inox ed il tubo di raccordo in uscita al barattolo, lascio ossigenare tutto il mosto che passa per tutta la durata del raffreddamento. Da quando uso questo sistema non ho più ne problemi ne pensieri.
  20. Io ho usato tubo collettore da irrigazione della claber, 50 metri costano 20-25 euro, per il glicole ho praticamente ricostruito il gruppo frigo eliminando la serpentina di alluminio danneggiata, sostituendola con tubo equivalente in rame, ho dovuto rimediare attrezzatura da frigorista e farmi istruire su come saldare e come reinserire il gas. La serpentina è immersa in un secchio contenente l'acqua glicolata miscelata per reggere i -10, coibentato con polistirene da 5 cm preso in fondo materiali, un termostato accende il frigo per tenere in temperatura il glicole e comanda una pompa di ricircolo che serve solo a movimentare l'acqua nel secchio affinché non geli sulla serpentina. Un secondo termostato sente la temperatura del fermentatore, e comanda una seconda pompa che mette in circolo il glicole nel tubo.
  21. Io l'ho usato proprio così per due anni circa, finché ha ceduto la serpentina di alluminio per corrosione, nonostante l'avessi separata con un sacco nero da spazzatura. Anche io non vado matto per le robe immerse nel mosto, ho risolto con 50 metri di tubo in polietilene avvolti sull'esterno del fermentatore, faccio ricircolare acqua glicolata a 5 gradi, coibentato con neoprene, funziona benissimo.
  22. 70 litri sarebbero tanti anche per un sistema a celle di peltrier con raffreddamento a liquido e serpentina ad immersione nel mosto. I frighi da auto hanno poca potenza e efficienze ridicole, poi lo scambio termico solo per contatto della piastra sulla superficie esterna sarebbe molto limitato, in fase tumultuosa la temperatura da tenere a bada sarebbe eccessiva, te lo sconsiglio. Qui sul forum c'è da qualche parte il progetto di un utente molto in gamba, che con un sistema di raffreddamento peltier-liquido di quelli per pc e una serpentina ad immersione, ha realizzato un controllo di temperatura per un troncoconico da 30 litri molto interessante. Però appunto si parla di 30 litri ( se non ricordo male ), e di sistemi di raffreddamento con scambio a liquido più potenti di quello che può avere un frigo da auto.
  23. La pentola si sporca quando la fiamma è carburata male, c'entra poco la lunghezza della fiamma. La coibentazione ti si brucia perché il materiale usato non è quello migliore, e perché basta già il calore che fugge ai lati della pentola a far danni, anche senza che la fiamma superi il bordo. L'efficienza reale del gas fornita all'acqua è intorno al 40% della potenza nominale del fornello proprio perché buona parte dell'energia della fiamma non è assorbita dal fondo della pentola, ma fugge ai lati. O cambi materiale della coibentazione, o rinunci a usarla e abbondi in potenza. Non ti sto dicendo quale sia l'opzione migliore, son tutte valide, ti porto solo l'esempio della mia personalmente esperienza, da quando ho tolto la coibentazione ( della quale andavo anche fiero, 5 cm di lana di roccia, praticamente era un thermos ) mi trovo molto meglio in termini di praticità, con una minima spesa in più in termini di gas, e un lieve aumento del lavoro del regolatore di temperatura che comanda l'elettrovalvola, non ho più parti penzolanti semi bruciate da ripristinare ogni 3-4 cotte, e la pentola è più leggera e facile da maneggiare e molto più semplice da lavare.
  24. Come già detto da Gagge87 la fiamma gialla è solo un problema di carburazione della miscela aria-gas ( occhio che oltre ad annerire la pentola, la combustione imperfetta produce anche monossido di carbonio che è velenoso, da evitare in luoghi chiusi ), la coibentazione che si brucia dipende da fiamma e/o calore che sbordano oltre la pentola, quindi mettendo un regolatore per alta pressione il problema delle bruciature può solo peggiorare. Mettere uno spargifiamma non ti risolve il problema se non lo prendi più grande della pentola, e si porta via una parte della potenza che invece vorresti guadagnare in bollitura usando la coibentazione. Io avevo la pentola coibentata in maniera fissa con lana di roccia e nastro di alluminio, la adoravo, ma tra calore in cottura e urti nei lavaggi la parte nel fondo si rovinava continuamente, oltre ad appesantire la pentola e a rendere più scomode le movimentazioni. Da quando l'ho eliminata lavoro meglio. Fossi in te comprerei un regolatore per alta pressione, ed eliminerei del tutto la coibentazione, spenderai 50 centesimi in più di gas, e dovrai accendere la fiamma qualche volta in più, ma ti salvi da tanti altri pensieri. Attento a non aumentare troppo la pressione del gas, la fiamma non deve mai "sollevarsi" dai fori del fornello.
  25. I mulini non vanno mai bagnati per nessun motivo, l'unico modo per pulirli è pennello o aria compressa, i panni vanno usati solo a secco. I rulli, se non diversamente specificato, non sono inox, e formano facilmente ruggine. Un mulino con rulli inossidabili ha costi decisamente più elevati da quelli dei comuni mulini sul mercato. Non so darti indicazioni precise su cosa fare ora, lavorare con la chimica dei metalli non è il mio campo, forse facendolo lavorare la situazione si stabilizza così, te lo auguro, ma se invece peggiora potrebbe essere necessario smontare i rulli e portarli da qualcuno del mestiere che sa come riportarli all'origine.
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